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Torniamo per un attimo indietro alla capra del Kashmir che per difendersi dal freddo oltre al vello produce anche il sottovello, il vero protagonista dei filati e dei tessuti. In una piccola superficie ci sono miriadi di fibre che formando numerosi piccoli interstizi riducono al minimo l’ osmosi termica. Per questo il cashmere è famoso per la sua capacità di tenere caldo pur essendo leggerissimo. La capra del Kashmir è una capra bianca, ma anche grigia e marrone, e vive nell’Asia Centrale. E’ un animale robusto, resistentissimo alle basse temperature e di media taglia. La parte più preziosa è il sottovello, morbidissimo, soffice e quasi serico. Il colore è generalmente bianco ed è il più pregiato, anche se vi sono soggetti marroni tendenti al grigio o al bruno rossiccio. La fibra del sottovello ha un diametro di 12-16 micron. mentre il devet cinese, forse più fine, ha un diametro medio di 15 micron.
Il clima freddo degli altopiani della Mongolia, oltre i 1500 metri di altezza, costringe le capre che l’abitano a produrre un vello incredibilmente caldo e soffice per sopportare le basse temperature (fino a meno trenta gradi). Solo l’arte italiana di alcune filature, riesce a trasformare tale nobile fibra in filato titolo 2/28.000, e che ci permette di produrre i nostri preziosi capi di maglieria in cashmere.

UN PASTORE MONGOLO CON IL SUO GREGGE                                                                                        

Dove si trova il cashmere più pregiato? Senza dubbio nella Mongolia interna, una regione che fa parte della Repubblica Popolare Cinese. Una cospicua quantità di Cashmere proviene anche dall’ Iran, dall’Afghanistan e dalla Mongolia esterna. L’ambiente è arido con un'altitudine media sui mille metri, gli inverni sono freddi e secchi con temperature che arrivano a meno trenta e le estati sono calde e torride. Ed è proprio questo clima particolare a rendere così soffice e morbido il duvet delle capre. Queste capre vivono allo stato brado, senza confini e sono in parte accudite dai pastori mongoli, una popolazione stimata intorno ai due milioni e mezzo di persone, che nel mese di maggio, periodo della muta del pelo, pazientemente radunano i greggi per la tosatura. La capra viene legata e i suoi lunghi peli vengono spuntati. Poi si passa alla pettinatura con brevi colpi a strappo. I pettini che usano i mongoli sono durissimi ed hanno ganci e denti appuntiti: prima ne viene usato uno ruvido poi uno più fine.

Trenta minuti in tutto per ottenere un mix di duvet e pelo ordinario. In pacchi e a dorso di cammello arriva ai centri di raccolta. Qui si passa alla selezione in base alla finezza e al colore. Sono veramente pochi i grammi di duvet prodotti da ogni capra cinese in un intero anno: mediamente centocinquanta duecento. Questo dato da solo, rende già l'idea di quanto sia prezioso il cashmere. Quante siano poi le capre cashmere in Cina non si sa con sicurezza. Si pensa che su 7 milioni di ovini soltanto 6 producano cashmere.

TELAIO ORIGINALE DEL CASHMERE                                                                                                         

Anche sulla quantità di fibra prodotta si sa poco dai cinesi, in quanto sono fornite solo stime approssimative dato che si tratta di una fibra che si deve reperire a migliaia e migliaia di chilometri di distanza. Il compito non è agevolato dalla struttura interna della Cina divisa in numerose province, ciascuna rappresentata da corporazioni di allevatori che sono l’unico punto fermo per chi vuole acquistare la materia prima.

UN NOSTRO CAPO IN CASHMERE                                                         

Queste corporazioni sono controllate da un organo centrale, l’Head Office di Pechino che dovrebbe garantire il prezzo ufficiale del cashmere, controllare le licenze di esportazione e i contratti di vendita. I parametri più importanti per valutare la qualità di questa materia sono la finezza e lo spessore del pelo che si esprime in micron.

 
 
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