Come nasce
ORIGINI
Il Cashmere deriva il proprio nome, più volte modificato nella cultura dei diversi popoli, dall’area geografica in cui vive la capra che lo produce.In effetti, pur essendo tutte le capre, fatta eccezione per quella d’Angora, in grado di produrre un caldo sottovello, la preziosa lanugine viene ottenuta in quantità commerciabili solo dalla Capra Hyrcus Blythi del Kashmir, regione dell’Asia centrale che, cavalcando la catena dell’Himalaya, si estende nella parte settentrionale del subcontinente indiano, fra i territori di India, Pakistan e Cina.
In realtà questa specie caprina è più diffusa, raggiungendo circa i 16- 17 milioni di esemplari presenti essenzialmente in Mongolia, Pakistan, Iran e Afganistan.
Nonostante il maggior produttore mondiale di questo pregiato filato risulti la Cina, la lana cashmere di maggiore qualità deriva dalla Mongolia e non è difficile capirne i motivi.
Le capre che producono il cashmere sono animali estremamente rustici, abituati a sopravvivere in aree assolutamente inospitali e che non esitano, per sentirsi al sicuro, a salire fino ai 5000-6000 metri dove le temperature rigidissime, anche 30°C sotto lo zero, determinano lo sviluppo di un vello e sottovello foltissimi, in grado di proteggere l’animale dal congelamento. Per cui, tanto più l’ambiente in cui la capra si troverà a vivere sarà ostile, tanto più il suo mantello si svilupperà per difenderla dai fattori climatici avversi.
E la Mongolia che le ospita può essere considerato uno dei luoghi più ostici della terra per la sopravvivenza di uomini ed animali. Un Paese quasi totalmente desertico, dove la terra arida viene costantemente spazzata da venti gelidi; un Paese grande cinque volte l’Italia, ma abitato solamente da tre milioni di persone.
Il popolo mongolo è essenzialmente nomade; vive ancora nelle tende, spostandosi al seguito delle greggi che rappresentano una delle sue poche fonti di sostentamento.
Il miglior cashmere deriva proprio da questi luoghi ostili: nella Mongolia esterna si produce prevalentemente la cosiddetta fibra “brown”, mentre nella Mongolia più interna quella definita “white”, più preziosa perché più facile da tingersi.
Molti altri Paesi hanno cercato di allevare nei propri territori e climi la capra del cashmere, ma quelli che sembravano ambienti più ospitali non si sono rivelati affatto ideali per allevare questo animale indurito dalla selezione naturale ed istintivamente brado.
Così Australia, Stati uniti, Gran Bretagna hanno fallito come produttori di materia prima, anche se rimangono degli ottimi fornitori del prodotto finito, pur seguendo la supremazia dell’Italia quale Paese trasformatore del pregiato cashmere.
LA CAPRA DEL CASHMERE
La capra del Kashmir, originaria dell’omonima ed impervia regione asiatica, è un animale estremamente rustico, abituato da secoli a muoversi tra aridi pascoli e fredde catene montuose, dove le temperature raggiungono limiti minimi insopportabili per gran parte delle specie domestiche.In realtà, pur essendo da secoli utilizzata dall’uomo per il mantello che produce, la capra del Kashmir è un animale domesticato solamente a metà; schivo e sospettoso, quasi selvatico, vive allo stato brado in pascoli senza confini, accudito solo in parte da pastori nomadi che ne seguono gli spostamenti e che, nel mese di maggio, quando si ha la naturale muta del pelo, radunano le greggi per le pratiche della tosatura, mentre la mungitura non viene mai effettuata.
La capra del Kashmir o, meglio, la capra Hircus Blythi è di taglia media, raggiungendo un’altezza di circa 60 cm al garrese ed un peso variabile dai 35-45 kg per la femmina ai 50-60 kg per il maschio. La testa è piccola e rettilineo il profilo del naso. Come accade per molte capre, sia nel maschio che nella femmina il muso è disegnato da barbetta e corna ricurve.
Ma è il loro splendido manto a caratterizzarle e a renderle animali tanto resistenti ai climi ostili quanto preziosi per l’uomo. Esso, il cui colore può andare da un bianco candido ai toni più scuri del marrone, fino al nero, è nettamente diversificabile in uno strato più esterno, essenzialmente dorsale, ed uno sottostante che si accresce dalle zone del ventre.
Il vello di superficie, lungo, grossolano e aperto, si compone di fibre setose dette “giarre”; esse, lunghe anche fino a 30 cm, sono piuttosto spesse, raggiungendo anche i 100 micron di diametro. Questa parte del mantello, di poco pregio, è comunemente destinata alla produzione di tappeti, coperte, cordami e tendaggi.
E’ la parte sottostante al mantello esterno, quella più morbida e calda, che rappresenta il vero fine dell’allevamento della capra del Kashmir, quello che in passato veniva definito “Vello d’oro”. Questa parte del pelo, che cresce sul ventre dell’animale, è una fittissima e morbida lanugine dallo spessore sottilissimo, secondo solo alla lana della preziosa vigogna. Essa, definita duvet o borra o tiflit, non supera, infatti, i 18 micron di diametro, davvero pochi se la si paragona ad esempio alla lana di pecora Merinos che, se pur pregiatissima, non scende sotto i 24 micron di diametro. Il duvet, al contrario delle giarre, è molto fitto, morbidissimo e, soprattutto, corto, non superando i 60 mm di lunghezza, ed è la parte del vello che meglio protegge l’animale dal freddo e dal caldo, isolandolo in maniera completa.
Il sottovello viene, purtroppo, prodotto in piccole quantità e anche dal miglior animale da fibra, in condizioni climatiche inospitali, non si ricaverà mia più 200-250 grammi di cashmere. Sarà in ogni caso l’animale maschio a produrne di più, mentre la femmina, soprattutto durante la gravidanza e l’allattamento, tenderà a perdere molto sottovello, divenuto ormai fragile.
La capra del Kashmir ad oggi viene allevata anche in molti Paesi, ben al di fuori dei confini della sua terra d’origine: India, Tibet, Cina, Mongolia, Pakistan, Afghanistan, Nord America, Scozia, Francia ed Australia. Il primo produttore mondiale è rappresentato dalla Cina (fino anche al 90% della produzione mondiale), ma la migliore lana proviene indubbiamente dalla Mongolia, dove le ostili condizioni climatiche favoriscono lo sviluppo di un magnifico sottovello nelle capre che ne abitano le aride steppe.
Storia del Cashmere
Come nasce
La lavorazione
La cura dei capi
Curiosità
I filati pregiati
Scegli la taglia


